Storia del Tappeto

Histoire du Tapis

L’arte del tappeto rappresenta un punto di contatto, un elemento che accomuna le culture sarda e tunisina, vantando una maestria millenaria tutta al femminile e per questo tramandata di generazione in generazione da madre a figlia.

La Tunisia, crocevia di popoli e civiltà, si è da sempre distinta per l’arte della tessitura sviluppatasi verso la metà del XIX secolo, principalmente nella città di Kairouan.

Gli antichi greci ben oltre 5 secoli prima di Cristo celebravano la grandezza dei tappeti ed arazzi cartaginesi e molti viaggiatori, qualche secolo più tardi, riportano l’uso di varie forme di tessitura nei palazzi, dimore private e tra le tribù. Ancorato alla sua tradizione ma al contempo aperto ai contributi esterni, questo antico sapere è stato all’origine della particolare produzione tessile tunisina ispirata ai tappeti persiani, ma nel rispetto della tradizione regionale ed etnica.

Il principale tipo di tappeto in Tunisia è il Kairouan, dal nome della città da cui deriva. La leggenda attribuisce a Kamla, la figlia del Governatore turco di Kairouan, l’introduzione nel 1830 del punto di Ghiords (Ghorza) di concezione anatolica. Il tappeto kairouan è un tappeto rustico, fatto di lana lunga tinta e naturale. I motivi che riprende includono uno spazio centrale solitamente esagonale con gli angoli decorati da motivi stilizzati e bordi con motivi geometrici e floreali. Il kairouan è stato introdotto in varie città tunisine, col risultato di una miriade di varianti, ciascuna caratterizzata dalle influenze artistiche regionali, credenze religiose e altri simboli ripresi dall’arte decorativa della ceramica. Vari schemi e modelli variopinti si sono diffusi grazie all’arte creativa degli artigiani: blu, verde, nero e bianco con un influsso di ombre e luci su una base giallo deserto con dune sempre in movimento.

All’inizio del XX secolo, l’introduzione delle tinture industriali ha alterato la qualità dei tappeti tunisini portando alla creazione di un nuovo tipo di tappeto dettoallouche che usa la scala naturale dei colori delle lane di pecora dal nero al bianco attraverso diversi gradi di grigio, beige e marrone.

Il mergoum e il klim di fattura berbera si caratterizzano, invece, per la combinazione di due semplici modelli geometrici: il lozenge a forma di diamante e il triangolo richiamando alla mente forme e disegni dei gioielli e delle ceramiche berbere oltre i loro tipici tatuaggi all’henné.

Una volta approfondita l’arte della tessitura della lana e incoraggiati dalla forte richiesta sia locale che straniera, gli artigiani tunisini hanno rivolto il loro interesse alla seta, utilizzandola per la realizzazione di un prodotto simile ai tappeti orientali e persiani. In tal modo, a metà strada tra artigianato locale autentico e vari adattamenti, questa nuova tipologia di tappeto tunisino moderno ha acquisito una forte notorietà a livello internazionale.

Anche in Sardegna il tappeto è il vero principe dell’artigianato artistico. Ispirato a una comune filosofia, differisce da centro a centro quanto a tessitura, colore e iconografia. Realizzato in lana, anticamente tinta con essenze vegetali, il tappeto sardo adempie tradizionalmente la funzione di copri-cassapanca (“cobericascia” o “coberibanca”), il rustico mobile dell’antica casa rurale, depositario del corredo nuziale. Risentendo di quest’uso, il tappeto ha una forma rettangolare fortemente allungata e presenta un motivo principale, “sa mustra”, che si ripete, anche alternato ad altri, in bande orizzontali, più raramente verticali. A partire dagli anni ’40, quando il copricassa comincia a trasformarsi in tappeto ed arazzo, e sopratutto negli anni ’50, a seguito dell’opera dell’artista Eugenio Tavolara, “sa mustra” viene proposta anche in posizione centrale, con i bordi decorati a fare da cornice. I motivi che si ripetono sono soprattutto geometrici e floreali (i fiori stilizzati compongono figure geometriche), tipica la “mustra” della vite, simboli magici (sole, stelle, luna, clessidra), araldici (torre, castello, aquila bicipite) e religiosi della prima cristianità (spiga, uovo, colomba) oltre che animali vari spesso anche fantasiosi come il cervo e l’agnello, l’aquila, il leone, cavalli e cavallini, anche con cavaliere. Il disegno è influenzato dalla tecnica di lavorazione, a telaio orizzontale o verticale (il più antico), e dalle diverse tecniche di tessitura. Particolarissima la tecnica detta “a pibiones” (acini d’uva), realizzata monocromaticamente, in bianco, ocra o rosa, con un particolare annodato che crea un raffinato effetto di bassorilievo ottenuto grazie all’utilizzo, fra una passata di trama e l’altra, di un ferretto sottilissimo su cui si forma il “pibione”. Altra tecnica, utilizzata soprattutto nel confezionamento degli arazzi, è la lavorazione “a punta de agu”, in pratica un vero e proprio ricamo ad ago sulla trama. Tipica del centro Sardegna è poi la tecnica “un’indente”, grazie alla quale si ottiene un effetto di trama e l’ordito risulta completamente nascosto. Assai diffusa è anche la tessitura detta “liscia”, ottenuta col telaio verticale. Da qualche tempo, grazie all’introduzione del telaio trasversale (telaio orizzontale inclinato), si confezionano tappeti annodati e a fiocco, secondo una tecnica vicina a quella dei tappeti orientali.